La Storia - Rete civica del comune di San Benedetto Po

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CASA DI RIPOSO

LA STORIA

 

 L’archivio storico del Comune di San Benedetto Po fornisce notizie in merito all’istituzione denominata “Congregazione di Carità”, già a far tempo dall’anno 1868. Probabilmente la sua esistenza era antecedente rispetto a tale data, ma non è possibile accertare riferimenti anteriori, in quanto la documentazione dell’archivio storico in questione, decorre dal 1850 in poi.

La gestione del ricovero di San Benedetto Po venne affidato alla Congregazione di Carità. La Congregazione di Carità coincide a tutti gli effetti con l’Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza, dotata di un proprio Consiglio di Amministrazione, uno Statuto, un Presidente (viene denominato anche Patrono), un proprio bilancio

Le finalità, che dovevano emergere specificatamente dallo Statuto, coincidevano con l’attuazione di attività diverse per aiutare i poveri, le persone disagiate e/o in stato di necessità. L’operato di questi Enti aveva esito positivo esclusivamente grazie all’elargizione di donazioni, lasciti, eredità, soprattutto da parte di privati.

Il riconoscimento giuridico delle Congregazioni (come per le I.P.A.B.) avvenne attraverso la Legge 17 luglio 1890, n. 6972 (meglio nota come Legge Crispi), la quale lo attribuì mediante l’effettuazione di una specie di censimento, per accertare il reale numero (o per lo meno il più vicino possibile) di queste innumerevoli enti.

L’istituzione del ricovero di San Benedetto Po avviene nell’anno 1898. L’attuale ricovero inabili viene istituito, quale gestione speciale, con deliberazione del Consiglio di Amministrazione del 12 settembre 1902. Nel 1901 il Comune di San Benedetto Po dà in locazione gratuita i locali del complesso monastico; nel 1914 provvede ad erogare contributi per il riordino degli ambienti e la sistemazione dell’impianto elettrico.

Solo tra il 1920 e il 1921, sulla base di diverse proposte di adattamento del fabbricato, il monastero viene utilizzato come ospedale e ricovero di mendicità.

Nel 1928 e negli anni tra il 1932 e il 1934, vengono effettuati lavori edili di sistemazione dell’ex-monastero per adibirlo a ricovero, ambulatorio ed infermeria.

A partire dal 1938 circa, le Congregazioni di Carità vengono sostituite dagli Enti Comunali di Assistenza, ai quali vengono delegati tutti gli adempimenti, le funzioni, i compiti propri delle Congregazioni.

L’Ente Comunale di Assistenza esisteva, per il carattere intrinseco di necessarietà, in ogni Comune; gli era attribuito il compito di presiedere alla beneficenza e di coordinarla; esperiva attività complessa e multiforme: prestava assistenza ai poveri, ai malati, ai bisognosi in generale, cercando di procurare loro in qualsiasi modo il miglioramento morale ed economico.

Il ricovero di San Benedetto Po passa alla gestione dell’Ente Comunale di Assistenza fino all’anno 1977 circa, quando con il Decreto del Presidente della Repubblica del 24 luglio 1977, n. 616, gli E.C.A. vengono sciolti e la gestione delle strutture passa alle rispettive Amministrazioni Comunali.

L’esigenza di costruire un nuovo ricovero è degli anni sessanta. Già dal 1969 è intenzione del Comune di San Benedetto Po assicurare agli ospiti del ricovero un’adeguata assistenza e la necessaria serenità. Nel 1970 viene pertanto incaricato il Tecnico Comunale, Arch. Boriani, di redigere una relazione sullo stato di conservazione di parte dell’ex-monastero benedettino, destinato a Casa di Riposo.

Da questa e da altra relazione del Direttore Sanitario si evince chiaramente l’assoluta mancanza dei minimi requisiti igienico-sanitari, con conseguente dichiarazione dello stato di pericolo degli ambienti ed inidoneità del complesso a svolgere le funzioni di geriatrico: “si deduce che l’intera parte del Monastero destinata a Casa di Riposo non soddisfa alle più elementari norme di funzionalità interna, perché concepita con criteri del tutto diversi da quelli che sono le vere esigenze di una casa per persone anziane e le strutture portanti sono in condizioni tali da non offrire nessuna garanzia per l’incolumità delle persone”.


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