Il Complesso Monastico COPIA - Rete civica del comune di San Benedetto Po

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IL MONASTERO DI POLIRONE

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LA BASILICA ABBAZIALE

La struttura della basilica, che possiamo ammirare oggi, rispecchia l’architettura fondamentale che disegnò il genio di Giulio Romano e che rappresenta il compendio dei momenti salienti della storia e delle civiltà polironiane. Tra il 1540 e il 1545 egli riedificò senza demolire le vecchie strutture romaniche e gotiche adottando soluzioni originali per far convivere diversi stili architettonici creando un interno raffinato ed omogeneo.

Romanici sono infatti il deambulatorio e le colonne murate, ma ancora visibili, nel presbiterio, mentre gotici sono il tiburio e le volte.

Antonio Begarelli, artista modenese che il Vasari definisce “il Michelangelo della terracotta”, realizza nel 1542 e nel 1559, 32 statue di santi che arredano  le navate e ornano gli ingressi delle cappelle laterali.

La meravigliosa sacrestia è arredata dagli armadi intagliati, eseguiti tra il 1561 e il 1563, da Giovanni Maria Piantavigna.

Nell'ambiente posto tra il transetto e la sagrestia si trova la tomba di Matilde di Canossa, un sarcofago in alabastro sorretto da quattro leoncini di marmo rosso. Il corpo di Matilde non si trova più nel suo sepolcro dal 1633, quando fu trasferito nella Basilica di San Pietro a Roma.

All'interno della Basilica si trova anche l'Oratorio di Santa Maria databile tra la fine del XI secolo e la metà del XII secolo, risalente quindi ad un periodo antecedente alla morte della contessa Matilde, per poi essere adattato alla chiesa maggiore nel momento della sua riedificazione (1130), secondo lo schema dell’oratorio di Santa Maria di Cluny. Si pensa che qui sia stata originariamente sepolta la contessa Matilde, in un'urna interrata di fronte all'altare, in corrispondenza del grande mosaico con le quattro Virtù Cardinali.

 

IL CHIOSTRO DEGLI ABATI O DEI SECOLARI

Almeno tre fasi costitutive si individuano nel chiostro: una fase anteriore al XV secolo, alla quale appartengono il lato sud e un tratto del piano terra del lato nord (col chiostrino dell’abate, ora occupato dallo scalone seicentesco, ma che in origine introduceva al palazzo dell’abate); una databile al 1475, che comportò il collegamento dei corpi preesistenti coi portici attuali e la costruzione di corridoi con finestre rettangolari sopra i portici est e nord; e una, infine, del 1674, che edificò un corridoio anche sopra il portico ovest e ampliò tutte le finestre del chiostro, decorandole con stucchi barocchi. Il piano terra dei lati est e sud del chiostro era destinato a foresteria di poveri e pellegrini, il piano superiore agli ospiti di riguardo. Dal Chiostro degli Abati, attraverso lo scenografico scalone seicentesco, si accede al Museo della Cultura Popolare.

Dal chiostro degli Abati o dei Secolari, attraversando lo scenografico scalone Barberiniano, si accede alle collezioni etnografiche ed artistiche del Museo Civico Polironiano.

 

IL CHIOSTRO DI SAN SIMEONE

Il piano superiore del chiostro era occupato dall'infermeria vecchia a est, dalla biblioteca e dalla dimora dell'abate a sud, dalle celle-dormitorio dei monaci a ovest e a nord. Al pianterreno si trovavano le celle per i monaci di passaggio, la cantina, la sartoria e la calzoleria. Il chiostro, in stile tardogotico, assunse l'aspetto attuale fra il 1458 e il 1480. Al secondo 1400 risale anche la decorazione a fresco (strato sottostante) nei sottarchi dei portici, con tondi entro i quali sono dipinti busti di vescovi benedettini, in stile tardogotico; su questo strato vennero poi dipinti nel secondo Cinquecento, busti di papi.

Della stessa epoca sono anche gli affreschi con le Storie di San Simeone, che si ammirano nelle lunette del chiostro, attribuibili a pittori forse di scuola fiamminga. Al primo piano del chiostro, si trova il Museo della Cultura Popolare.

 

IL CHIOSTRO DI SAN BENEDETTO

ll chiostro di San Benedetto, adiacente ad un fianco della basilica, fu ricostruito intorno al 1450  nell'ambito del rinnovamento architettonico di Polirone sostenuto dal commendatario Guido Gonzaga. Del Chiostro originale, ancora completo nel 1799, rimangono oggi solo i lati settentrionale e di levante. Il lato meridionale venne assorbito nella basilica da Giulio Romano per edificare le cappelle di sinistra della basilica. Il nuovo chiostro fu costruito in uno stile di transizione, di influenza veneta; i porticati dei due lati esistenti presentano infatti arcate a sesto pieno sostenute da basse colonne marmoree con capitello veneto, ma sovrastati da finestre ad arco acuto (poi sostituite da altre rettangolari).

Il lato est comprendeva una parte del dormitorio e la sala del Capitolo, vero e proprio centro direttivo del cenobio, dove spesso si tenevano i capitoli generali della congregazione cassinese. I lavori di restauro, oltre a riportare alla luce otto sepolcri cinquecenteschi di abati, hanno rinvenuto tracce della sala romanica che costituiva probabilmente il nucleo più antico del monastero, costruito assieme alla prima chiesa. Scavi più recenti hanno messo in luce tracce di fondazioni di età romana e una serie di resti di muri attribuibili ad una costruzione di età tardo-antica: questo induce ad ipotizzare l’esistenza di un nucleo abitato, e una prima presenza benedettina in età tardo-antica.

 

IL REFETTORIO

Affresco del Correggio e Cenacolo di Girolamo Bonsignori
Il refettorio era la sala in cui i monaci consumavano i pasti; a Polirone, nel 1478 circa fu edificato un edificio autonomo: un salone diviso in quattro campate, che furono coperte da volte a crociera in epoca forse di poco successiva. I monaci vi entravano dal lato est, cioè dal chiostro maggiore, transitando per un vestibolo dotato di una grande fontana. Nel 1510 Gregorio Cortese (umanista e giurista di Modena, che aveva professato a Polirone nel 1508) decise di decorare tutta la parete ovest, e chiamò per questo due artisti: il veronese Girolamo Bonsignori che dipinse l'Ultima Cena su una tela incastrata sul muro (oggi conservata nel Museo Civico di Badia Polesine - Rovigo)  e il giovane Antonio Allegri, detto il Correggio, che tra il 1513 e il 1514, affrescò l'architettura dipinta in cui il Cenacolo si immaginava inserito.

Attualmente il Refettorio ospita il Museo dell’Abbazia, che espone testimonianze e reperti archeologici del cenobio benedettino, databili dall’età romana al Rinascimento, ceramiche conventuali, sculture, frammenti di architrave e alcuni materiali fittili e lapidei particolarmente preziosi, tra cui un altorilievo in marmo greco, raffigurante le personificazioni dei mesi di Novembre e di Dicembre attribuito a Wiligelmo o alla sua scuola, proveniente dal portale della chiesa romanica (sec. XII°).

 

L'INFERMERIA NUOVA

L'edificio dell'Infermeria nuova, posta in posizione perpendicolare rispetto al Refettorio, risale ai primi del Cinquecento col piano inferiore, ma fu terminata solo nel Settecento al piano superiore, col grande corridoio rococò e gli appartamenti laterali. Doveva costituire il lato ovest del quarto chiostro ( di cui oggi mancano due lati). Nell'edificio a tre navate nel 1584 venne sistemata l'infermeria che fino a quel momento occupava il lato est del Chiostro di San Simeone. Nella penultima stanza sul lato est si possono ammirare frammenti di affreschi di epoca diversa, perché evidentemente uno strato settecentesco si è sovrapposto ad un precedente strato cinquecentesco. Alcuni particolari di questa stanza fanno supporre trattarsi di un ambiente particolare, forse della cappella per i monaci ammalati, eretta perché essi potessero seguire le funzioni liturgiche senza doversi recare nella chiesa abbaziale.
 

LA SALA DEL CAPITOLO

Inserita tra il Chiostro di San Simeone e quello di San Benedetto si trova la sala capitolare, vero e proprio centro direttivo del cenobio. I lavori di restauro hanno confermato che doveva trattarsi del nucleo edilizio più antico del monastero, costruito assieme alla prima chiesa, mettendo in luce tracce di fondazioni di età romana e tardoantica.

L’organismo attuale risale al 1458-1459 ed è diviso da navate coperte da volte a crociera sorrette, al centro, da tre colonne di marmo rosso di stile tardogotico. Si apriva verso il Chiostro di San Benedetto tramite due portali ogivali e due finestroni in cotto ed era in comunicazione diretta con la chiesa maggiore e con i dormitori.

Nel 1500 la sala capitolare venne divisa mediante l’innalzamento di un muro; in tal modo il capitolo dei monaci venne separato dal capitolo dei conversi.

LO SCALONE BARBERINIANO

Lo scalone fu realizzato in marmo e decorato a stucco da Giovan Battista Barberini nel 1674. Esso collegava gli appartamenti dell’abate e dei duchi di Mantova col chiostro di ingresso al monastero e, probabilmente, ospitava le statue di Tedaldo, Bonifacio e Matilde di Canossa. Ai quattro angoli della volta si trovano gli stucchi che rappresentano le virtù cardinali (Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza), mentre sopra l’ingresso vi è il busto di Cristo. Al centro della volta, l’affresco riproduce una balconata in prospettiva aperta sul cielo, dove la rosa dei venti era in origine collegata a una sfera segna-vento.

Al termine della prima rampa di scale è stuccato lo stemma del monastero (cerva, mitra e pastorale), alla fine della seconda, lo stemma della Congregazione cassinese; ogni finestra è sovrastata da un putto. Sulla sinistra, in cima allo scalone, si trova l’ingresso del Museo Civico Polironiano.